Shame (Steve McQueen, 2011)
Pubblicato: gennaio 16, 2012 Filed under: Cinema | Tags: Carey Mulligan, Cinema, Michael Fassbender, Shame, Steve McQueen Lascia un commento »Uscita italiana: 13 Gennaio 2012
Presentato all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Shame è quel film di cui da mesi tutti nel bene o nel male ne stanno parlando. Un po’ per la sua indole un tantino scandalosa, ma soprattutto perché tra Michael Fassbender davanti alla cinepresa, e Steve McQueen dietro, ogni frame di questa pellicola è un orgasmo qualitativo.
Brandon ha una dipendenza, è un sexhaolic. Una dipendenza che lo porta a cadere in un vortice di nichilismo che gli impedisce di condurre una qualsiasi relazione in maniera sana. Brandon è uomo bello e di successo, che apparentemente sembra avere tutto ciò che si possa desiderare. Eppure in realtà, al suo interno, è “un inferno di pulsioni compulsive”. Per sopravvivere al vuoto che quotidianamente lo divora, Brandon è alla ricerca di un appiglio, ed è questo che trova nel puro piacere fisico. Che, però, non è mai abbastanza, e che sempre più difficilmente riesce a compensare i buchi dell’anima.
E poi c’è Sissy, la sorella di Brandon, che irrompe nella vita di quest’ultimo, un’esistenza in cui è impossibile contemplare una qualsiasi parvenza di condivisione. Sissy è più fragile di Brandon, ma anch’essa deve compensare le mancanze della sua vita, e lo fa passando da una dipendenza affettiva all’altra. Ed è l’opposto di Brandon. Se quest’ultimo implode all’interno, Sissy esplode.
Dolore, tormento, disagio e vergogna (quella vergogna del titolo): sono quattro delle sensazioni che mi ha lasciato la visione di questo film. Brandon è l’ensemble di tutto ciò che la società d’oggi rappresenta: la facilità con cui è possibile procurarsi qualunque cosa, il consumismo più puro, e l’assoluta inconsistenza di tutto. La palpabile solitudine di Brandon è la solitudine dell’umanità tutta; il suo disagio è quello di ognuno di noi – per quanto le nostre esperienze di vita non possano essere apparentemente più dissimili della sua. McQueen, con una regia algida e grigia, ci catapulta in un mondo tetro che assume quasi caratteri fantascientifici. Tutto funziona, tutto è in regola, tutto è asettico e apparentemente tranquillo – il che è perfettamente in contrasto con le vicissitudini interne di Brandon. E’ tutto un prestesto, un contorno, un’immagine: il vero cuore della pellicola pulsa all’interno dei personaggi.
Michael Fassbender è assolutamente straordinario, che addirittura dà il meglio nella gestualità. Con uno sguardo o una impercettibile serie di movimenti riesce a regalare al suo personaggio la straziante consistenza di cui ha bisogno. Carey Mulligan brilla al suo fianco; è una Sissy al contempo fastidiosa e teneramente adorabile. La colonna sonora poi, che accompagna gran parte del film, è di una teatralità e coinvolgenza unica.
Empatia, è una delle chiavi di lettura della pellicola. L’empatia che si crea tra il pubblico e i personaggi di questa storia. E torniamo all’inizio: il disagio, il dolore, il tormento e la vergogna che prova Brandon li provi anche tu. E ti accompagnano anche una volta uscito dalla sala cinematografica.
Già vincitore della Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile, Fassbender era in gara per il Golden Globe (che, ahimè, non ha vinto). E, a questo punto, un appello agli Oscar: non deludetemi. Non c’è nessuno quest’anno che si meriti l’Academy Award più di lui.
★★★★★
